LA FORNACE DI SOTT’ANZAS

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Dopo il supplizio
del fuoco
i sassi lavati dall’acqua
si scioglievano
in candida calcina.

Annamaria Mariutto

 

La roccia calcarea era l’elemento fondamentale per la costruzione degli edifici abitativi andreani. Questo tipo di attività produttiva nasce tra il 1400 e il 1500 e il prodotto finale, la calce spenta, serviva come collante per il sasso della muratura delle case, come intonaco, per realizzare pavimentazioni e anche come antiparassitario.

Nella frazione di Sott’Anzàs - e precisamente in Cjarandascura - lungo le rive del torrente Susàibes, si può ancora oggi ammirare quello che resta di una delle antiche fornaci un tempo presenti nel territorio andreano. La sua posizione strategica nasce dalla necessità di avere a disposizione di materiali indispensabili per il suo funzionamento: i ciottoli e l’acqua offerti dal torrente Ledròn che scorre nelle vicinanze e il legname reperito nei boschi che circondano quel luogo. Inoltre, per facilitare le operazioni di caricamento del calcare dall’alto ed evitare la dispersione del calore, questa fornace è incastonata direttamente nel pendio.

La struttura, alta circa 3 metri, aveva la tipica forma a botte: il diametro della circonferenza di base era di 3-4 metri, mentre quello del foro superiore  era di 2 metri.

 

APPROFONDIMENTO

La costruzione aveva inizio dal basso, ossia dalla volta del forno, con la posa dei blocchi di roccia tagliati a cuneo – in modo da potersi incastrare nella struttura circolare della fornace – che avrebbero così composto un arco ribassato: questa era senza dubbio la parte più difficile da realizzare e per questo necessitava di maestranze con una certa esperienza. Si procedeva con la disposizione dei restanti blocchi di pietra fino ad arrivare alla sommità del pendio che ospitava la fornace. La struttura veniva così chiusa da una cupola composta da pietre squadrate posate a volta il cui sostegno solitamente era garantito da un’impalcatura che poi sarebbe arsa con la legna.

Il ciclo di produzione della calce durava cinque giorni (tre per la cottura e due per il raffreddamento) per cui prima di accendere la fornace era opportuno prevedere l’assenza di pioggia per il tempo necessario allo svolgimento del processo di cottura dei sassi. Infatti la calce si ottiene dalla combustione dei massi contenenti carbonato di calcio (CaCO3), che una volta cotti, liberano anidride carbonica (CO2), trasformandosi in ossido di calcio (CaO), comunemente conosciuto come “calce viva”. La vicinanza con il torrente facilitava le fasi di spegnimento della “calce viva”: questa, a contatto con l’acqua, sprigionava un notevole calore trasformandosi in idrato di calcio o “calce spenta” [Ca(OH)2] che, lasciata riposare, si rassodava per essere destinata a tutti gli usi descritti.

 

Riferimenti bibliografici:

Marco Barbisin, L’uomo e l’ambiente. Aspetti particolari nella valle  del torrente Alba, in La loggia, a. 13, n. 13, 2010.
Fornaci di calce in Tramonti di Sopra. Ricerca storica, con testimonianze, ricordi e aneddoti, Pro Loco Tramonti di Sopra, 2005.

Tema: 
Mestieri
Sassi
Storia: 
Età moderna
Territorio: 
Andreis